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Partita
con un
ritmo
decisamente
sostenuto,
complice
anche
la
discesa
nei
primi
chilometri
di
gara
che da
Piazzale
Michelangelo
porta
al
Piazzale
di
Porta
Romana,
con un
passaggio
al
10°
km di
30'36'',
la
gara
ha
visto
nei
secondi
10 km
un
assestamento
dell'andatura
forse
anche
troppo
lento
con il
passaggio
alla
mezza
maratona
in
poco
meno
di
1h05''
rispetto
a quel
1h04'30''
concordato
alla
vigilia
con le
lepri
(i
keniani
Kirui,
Koech
e
Kipkering)
che
doveva
puntare
all'attacco
del
primato
della
corsa
di
2h10'38",
stabilito
da
Daniel
Kirwa
Too
nel
2001.
La
prima
vittima
illustre,
probabilmente,
di
questo
ritmo
è
stata
proprio
il
favorito
Danilo
Goffi,
che
qui a
Firenze
aveva
tre
grossi
obiettivi:
bissare
la
vittoria
di
Torino,
fare
il
record
della
gara e
staccare
anzitempo
un
biglietto
per
gli
Europei
di
Goteborg
del
2006.
Il
carabiniere
ha
cominciato
ad
accusare
i
primi
sintomi,
gambe
poco
elastiche
e
difficoltà
respiratorie,
proprio
in
corrispondenza
del
ristoro
del
20°
km,
prendendo
una
decina
di
metri
di
svantaggio,
per
poi
aumentare
il
distacco
gradualmente
fino
alla
decisione
di
ritirarsi
al
30°
km.
Mentre
gli
altri
due
italiani
seguivano
a
quasi
due
minuti,
con
Carosi
più
brillante
nella
prima
metà
e
Leone
leggermente
staccato
ma in
rimonta,
in
testa,
oramai
formata
solo
da
keniani,
si
staccava
leggermente
David
Kipruto
in
difficoltà
e con
una
corsa
molto
scomposta
lasciando
a
contendersi
la
vittoria
Kosgei,
Kororia
e
Kipkemei;
dei
tre il
più
brillante
appariva
Kosgei,
nonostante
la
vittoria
alla
Maratona
di
Bruxels
a fine
agosto,
che
con un
paio
di
attacchi
dopo
il
30°
faceva
progressivamente
il
vuoto
dietro
di se
e
andava
a
vincere
indisturbato
con il
tempo
di
2h11'27''.
Alle
sue
spalle
Kororia
e
Kipkmei
andavano
letteralmente
in
palla,
venendo
ripresi
da
Kipruto
che
alla
fine
riusciva
a
guadagnare
la
seconda
posizione
in
2h16'15'',
con
Kipkemei
che
sarebbe
arrivato
nelle
retrovie
al
13°
posto
e con
Kororia
che si
teneva
la
terza
posizione
in
2h18'02''
e che
per
poco
non
veniva
superato
nel
finale
da
Giacomo
Leone
in
rimonta,
quarto
e
primo
degli
italiani
in
2h18'04.
Angelo
Carosi
era
infine
settimo
con il
tempo
di
2h19'55''.
Una
gara
strana
con il
keniano
Samson
Kosgei
che
non ha
dovuto
far
altro
che
aspettare
la
crisi
di
tutti
i suoi
rivali,
a
dispetto
di
quanto
si
poteva
pensare
alla
vigilia,
complice
il
fatto
che
Kosgei
aveva
già
fatto,
e
vinto
una
maratona,
quella
di
Bruxelles,
giusto
tre
mesi
prima
con il
tempo
di
2h12'02;
da
notare
che il
vincitore
ha
siglato
anche
il suo
nuovo
primato
personale
abbassandolo
di
16''.
Era
la
gara
per
Goffi
(a
sinistra),
doveva
essere
il
protagonista,
purtroppo
non lo
è
stato.
Il
carabiniere
ora
allenato
da
Luciano
Gigliotti
non ha
saputo
ripetere
le
ottime
prestazioni
di
Torino
'05 e
di
Venezia
'04,
qualcosa
è
andato
inspiegabilmente
storto
e
così
addio
vittoria
e
primato
della
corsa
(che
erano
sicuramente
alla
sua
portata)
ma
anche
rinviato
ad una
maratona
primaverile
il
discorso
qualificazioni
agli
europei
di
Goteborg.
Giacomo
Leone
rinato?
Mah,
è
vero
che
era da
tre
anni
che
non
finiva
una
maratona
e
quindi
2h18''
ci
può
stare,
però
c'è
anche
da
dire
che è
un
atleta
da 7
maratone
sotto
le
2h10';
il
portacolori
delle
Fiamme
Oro si
è
dichiarato
soddisfatto
e
fiducioso
per
ritornare
ai
vertici
con
l'anno
prossimo,
gli
facciamo
un
grosso
in
bocca
al
lupo.
Angelo
Carosi
(a
destra)
ha
detto
(definitivamente?)
addio
ai 42
km e
195 mt;
a 42
anni
l'atleta
della
Foresta
grande
siepista
italiano,
lascia
così
la
maratona
che ha
rappresentato
per
lui
come
una
seconda
giovinezza,
portandolo
anche
al
titolo
italiano
proprio
a
Firenze
nel
2003.
La
gara
delle
donne
ha
visto
il
dominio
incontrastato
di
Alice
Chelangat;
la
keniana
con un
personale
di
2h26'
sulla
distanza
ha
imposto
da
subito
un
ritmo
proibitivo
sia
per la
diretta
avversaria,
la
connazionale
Anne
Jelagat
Kibor
che
non è
mai
stata
in
gara e
si è
poi
ritirata
probabilmente
per
problemi
di
stomaco
causati
da un
colpo
di
freddo,
sia
per
l'unica
italiana
in
gara
Ivana
Iozzia.
Con un
passaggio
alla
mezza
in
1h14'39''
la
Chelangat
faceva
supporre
l'intenzione
di
attaccare
il
record
della
corsa
(Helena
Javornik
in
2h28'15''
nel
2002),
considerata
una
seconda
parte
di
gara
molto
scorrevole,
invece
la
keniana
si è
poi
rilassata
pensando
solo
alla
vittoria
tagliando
il
traguardo
in
2h30'46''.
La
Iozzia
invece
con
quel
passaggio
alla
mezza
in
1h15'55,
che
l'avrebbe
dovuta
proiettare
ad un
2h32'
finale
(3
minuti
sotto
il suo
personale)
ha poi
pagato
lo
scotto
di un
ritmo
forse
ancora
non
alla
sua
portata.
La
portacolori
della
Corradini
Excelsior
di
Rubiera,
la
stessa
squadra
di
Stefano
Baldini,
nonostante
fosse
in
evidente
difficoltà
già
dal
30°
km ha
portato
a
termine
la
gara
concludendo
seconda,
e
molto
provata,
in
2h41'48''.
Terza
la
semisconosciuta
Ungherese
Ida
Kovacs,
al
traguardo
in
2h42'56''
Edizione
di
rilievo,
la
ventiduesima,
per la
Firenze
Marathon:
frantumato
il
record
dello
scorso
anno
di
partenti,
5.500
al via
di
Piazzale
Michelangelo
e quello
di
arrivati,
4.872
contro
i
4.011
dello
scorso
anno.
Maratona
sempre
più
internazionale
con la
partecipazione
di
circa
2.000
stranieri,
con i
francesi
ad
imporsi
quale
gruppo
più
numeroso
con
oltre
600
concorrenti.
Variato
anche
il
percorso
che
però
non ha
mutato
lo
scenario,
la cui
modifica
principale
prevedeva
sostanzialmente
il
passaggio
dalle
cascine
poco
dopo
il
trentesimo
anziché
nei
primi
km
come
in
passato,
per il
resto
non
cambiava
quasi
niente,
una
scelta
probabilmente
dettata
da
esigenze
di
viabilità,
che in
questo
modo
ha
permesso
di
liberare
con
maggiore
anticipo
la
zona
che va
da
Piazzale
Michelangelo
fino
al
lungo
Arno.
Edizione
anche
graziata
dalla
pioggia
dopo
che il
maltempo
aveva
imperversato
nei
giorni
precedenti
fino
alla
notte
precedente
la
gara,
gonfiando
l'Arno
a
livelli
di
allarme;
per
onor
di
cronaca
la
pioggia
non è
stata
clemente
proprio
con
tutti
infatti
i
concorrenti
giunti
al
traguardo
dopo
le 4
ore
non
sono
stati
risparmiati.
In
questi
anni
ho
visto
di
persona
questa
maratona
crescere
sempre
di
più
edizione
dopo
edizione
e
anche
quest'anno
non
poteva
essere
altrimenti
e la
crescita
organizzativa
è
stata
anche
premiata
dal
riconoscimento
del
popolo
della
maratona,
portandola
a
raggiungere
cifre
di una
grande
blasonata
come
quella
di
Venezia.
Con
questo
risultato
la
Firenze
Marathon
si
ritaglia
un
posto
di
spicco
tre le
grandissime
maratone
italiane
e,
lasciatemi
dire,
anche
fra
quelle
straniere,
al di
là
dei
numeri
che
comunque
non
sono
tutto,
Firenze
ha
dalla
sua il
fatto
di
avere
come
sfondo
una
delle
città
d'arte
più
belle
del
mondo
ed un
percorso
che si
snoda
interamente
nel
centro
città
(cosa
da
tener
bene
presente).
Un
percorso
con
dei
passaggi
meravigliosi,
dalla
partenza
da
Piazzale
Michelangelo
dalla
quale
si
scorge
l'intera
città,
quasi
fosse
lì ad
aspettare
ad uno
ad uno
tutti
i
concorrenti,
da
Porta
Romana
a
Piazza
Pitti,
da
piazza
Duomo
(ben
due
volte)
a
Piazza
della
Repubblica,
al
Parco
delle
Cascine,
da
Piazza
della
Signoria
all'arrivo
in una
stupenda
Piazza
Santa
Croce;
una
cosa
da non
sottovalutare
in
quanto
chi ha
già
corso
una
maratona
sa
quanto
è di
aiuto
un
percorso
di
questo
genere.
E se
poi i
fiorentini
tutti
riuscissero
a
farsi
un po'
più
propria
questa
maratona
facendone
maggiormente
motivo
di
orgoglio
e di
vanto
e
trascurando
un
pochino
i vari
problemi
logistici
che
comporta,
allora
potrebbe
crescere
sempre
di
più e
più
velocemente,
perché
se è
vero
che
lungo
il
percorso
il
pubblico
non
manca
mai,
è da
attribuire
anche
al
grandissimo
numero
di
turisti
presenti.
È
andato
tutto
bene?
Beh,
diciamo
che
forse
è
mancato
un po'
di
spettacolo
sportivamente
parlando,
per
quanto
riguarda
la
gara
maschile
con un
Goffi
fuori
gara
già a
metà,
l'altro
italiano
Leone
che,
come
già
anticipato
alla
vigilia,
non
poteva
stare
nel
gruppo
dei
primi,
senza
contare
Angelo
Carosi
dal
quale
sarebbe
un
delitto
pretendere
ancora
qualcosa
dopo una
tale
carriera,
e dopo
comunque
aver
già
vinto
a
Firenze
ben
due
volte,
una
delle
quali
il
titolo
italiano.
Tra i
keniani
non
c'erano
atleti
di
primissimo
livello
e il
ritmo
piuttosto
sostenuto
nei
primi
dieci
chilometri
ne ha
condizionato
pesantemente
le
prestazioni
nel
finale.
Tra le
donne
non
c'è
stata
mai
gara,
la
lotta
tra le
due
keniane
, la
Chelangat
e la
Kibor,
con un
personale
nettamente
migliore
la
prima
ma con
un
più
ampio
palmares
di
vittorie
la
seconda,
non si
è mai
vista
con la
seconda
sempre
in
affanno
e poi
ritiratasi;
l'unica
italiana
in
gara,
Ivana
Iozzia,
non
poteva
certo
competere
con le
prime
due,
il suo
personale
di
2h35'
non le
permetteva
il
lusso
di un
ritmo
troppo
sostenuto,
anche
se si
sentiva
pronta
per
correre
attorno
alle
2h32',
il
ritmo
imposto
nella
prima
parte
di
gara
dalla
Chelangat,
era
comunque
troppo
proibitivo.
Un
plauso
in
ogni
caso
alla
ns.
portacolori
che
nonostante
i
problemi
fisici
accusati
già
prima
del
trentesimo
km ha
stretto
i
denti
ed ha
portato
a
termine
la
gara.
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