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Shami
Mubarak
si
prende
una
bella
rivincita
dopo
aver
buttato
al
vento,
tre
settimane
prima,
il
campionato
del
mondo
di
mezza
maratona
a
Edmonton
in
Canada,
facendosi
sorpassare
di
sorpresa
proprio
nell'ultimo
metro,
già a
braccia
alzate,
dal
tanzaniano
Fabiano
Naasi
Joseph.
Per il
quatariano
si
tratta
di una
doppia
soddisfazione
in
quanto,
oltre
alla
vittoria
di una
prestigiosa
maratona
come
è
quella
di
Venezia,
può
fregiarsi
anche
del
titolo
di
Campione
del
Mondo
Militare
ai
danni
del
nostro
italiano
Francesco
Ingargiola
(a
destra),
già
vincitore
del
titolo
sial
nel
1995 a
Roma
(all'esordio
sulla
distanza)
che ne
2003 a
Palermo,
autore
comunque
di
un'ottima
prestazione,
terzo
in
2h10'25''.
La
lista
dei
partenti
vedeva
come
di
consueto
una
folta
schiera
di
atleti
africani,
tra i
quali
il
vincitore
dello
scorso
anno
Raymond
Kipkoech,
Henry
Tarus
secondo
nel
2001
preceduto
di so li
2'' da
Moges
Taye,
Paul
Lokira
vincitore
quest'anno
a
Padova,
l'ucraino
residente
oramai
da
qualche
anno
in
Italia
Oleksandr
Kuzin
dato
in
ottima
forma,
e
naturalmente
Shami
Mubarak.
Gli
italiani
invece
erano
rappresentati
dal
finanziere
Francesco
Ingargiola,
alla
ricerca
del
terzo
titolo
mondiale
militare,
dal
carabiniere
Denis
Curzi
che,
dopo
la
vittoria
a
marzo
della
maratona
di
Treviso,
era
pronto
per
una
prestazione
cronometrica
di
primissimo
livello,
e
dall'altro
carabiniere
Matteo
Palumbo.
Lepre
d'eccezione
il
portacolori
della
Co-Ver
Mapei
Giuliano
Battocletti
(a
sinistra
davanti
al
gruppo
di
testa)
a
Venezia
per
fare
l'ultimo
importante
test
in
vista
della
maratona
di New
York,
forse
anche
con un
po' di
scaramanzia
visto
che il
suo
primo
ed
unico
tentativo
sulla
distanza
risale
al
2003
proprio
a
Venezia
e in
quell'occasione
abbiamo
ancora
presente
la
sfortunata
conclusione
per
l'atleta
trentino.
Tra le
donne
invece
la
keniana
Emily
Kimuria,
l'etiope
Leila
Aman,
la
slovena
Helena
Javornik,
favorita
e con
il
miglior
tempo
di
accredito,
e
l'italiana
Marcella
Mancini.
I
primi
chilometri
procedevano
di
gran
lena
con Battocletti
a
dettare
un
ritmo
sostenuto
con
passaggi
di 15'13''
ai
5.000
mt
e in
leggera
progressione
nei km
successivi
con un
parziale
di 30'20''
ai
10.000
mt,
per
poi
mantenere
il
ritmo
fino
alla mezza
maratona,
passaggio
alla
Malcontenta
in 1h04'21'.
A Marghera
finiva
il
lavoro
dell'italiano,
25
km in
1h16'09''
sono
un
buon
test
per la
Grande
Mela,
e se
fino a
quel
punto
il
gruppo
di
testa
era
rimasto
compatto
(a
parte
Curzi
che
già
alla
mezza
accusava
un
ritardo
di
15'',
sicuramente
dovuto
ad un
ritmo
proibitivo
per il
carabiniere
marchigiano)
i
primi
a
cedere
il
passo
erano
Kipkoech
e
Ngeno.
In una
Mestre
dalle
strade
affollate
di
pubblico
il
passaggio
al 30°
era di
1h31'42''
e
cominciava
a
farsi
vedere
il
siciliano
Ingargiola,
finora
rimasto
coperto
ma
sempre
tra i
primi.
Come
ogni
anno
l'avvicinarsi
al
Ponte
della
Libertà
segna
anche
il
corso
della
gara
con le
azioni
decisive.
E
così
era
anche
domenica
con Mubarak
e
Lokira
a
intraprendere
un
allungo
che
produceva
una
netta
selezione,
registrando
il
passaggio
sul
ponte
al 35°
in
1h46'52'',
e con
il
solo Ingargiola
a
tenere
il
ritmo
dei
primi
seguendoli
ad una
manciata
di
secondi.
Alle
sue
spalle
staccato
di un
minuto,
ma con
la
quarta
posizione
ormai
consolidata,
era
l'ucraino
Kuzin.
All'entrata
in
Venezia
il
qatariano
Mubarak
allungava
ulteriormente
infliggendo
un
distacco
di una
trentina
di
secondi
su
Lokira
e
Ingargiola
che
intanto
si era
riportato
sotto
al
keniano.
Mubarak
(a
destra
in
prossimità
dell'arrivo)
si
involava
così
verso
la
vittoria
attraverso
il
tratto
più
suggestivo
della
maratona
tagliando
il
traguardo
di
Riva
dei
Sette
Martiri
in 2h09'22'',
seconda
miglior
prestazione
in
queste
venti
edizioni
della
Venice
Marathon.
La
seconda
piazza
era
conquistata
da Lokira,
per
lui 2h10'18,
mentre
Ingargiola
giungeva
terzo
in 2h10'25''.
Il
quarto
posto
era
dell'ucraino
Kuzin,
autore
di
un'ottima
prova
e con
un
nuovo
personale,
2h10'54''.
Ad
oltre
un
minuto
si
piazzavano
i
keniani
David
Kirui
(quinto
- 2h12'21'')
ed Henry
Tarus
(sesto
- 2h12'46);
Denis
Curzi
era
settimo
in 2h13'53''.
Anche
per le
donne
la
prima
parte
di
gara
risultava
piuttosto
veloce
con la
Javornik
che
dettava
il
ritmo
per i
primi
km,
cosa
che
però
le risultava
deleteria,
visto
che
era al
rientro
dopo
l'infortunio
estivo;
infatti
già
intorno
al
15°
km
accusava
un
distacco
di
qualche
secondo
su Emily
Kimuria
e su Leila
Aman.
La Mancini
invece,
arrivata
a
Venezia
non in
condizioni
eccelse,
non
poteva
far
altro
che
stare
al suo
ritmo
e fare
gara
solitaria
senza,
tra
l'altro,
nessuna
avversaria
di
spicco
che le
potesse
insidiare
la
quarta
posizione.
Il
passaggio
alla mezza
era
registrato
in 1h12'54''
ed era
la
Aman a
condurre
assieme
alla
Kimuria,
mentre
la
Javornik
continuava
a
perdere
terreno,
distaccata
di
36''.
A
Mestre
la
keniana
Kimuria
(a
sinistra
mentre
taglia
il
traguardo)
rompeva
gli
indugi
ed
impostava
un'azione
decisa
che la
portava
a
sfiaccare
definitivamente
la
resistenza
dell'etiope
sul
Ponte
della
Libertà,
quando
il
passaggio
al
35°
faceva
già
registrare
un
distacco
di
1'33''
dall'avversaria.
Tagliava
così
prima
e in
solitaria
il
traguardo
fermando
il
cronometro
a 2h28'42'';
era
poi la
volta
della Aman,
seconda
in 2h31'10'',
e
terza
giungeva
provata
la Javornik
in 2h32'13''.
La
nostra
portacolori,
Marcella
Mancini,
finiva
in 2h35'37'',
quarta
e
prima
delle
italiane.
Cosa
aggiungere
di
questa
20^
Venice
Marathon?
Come
sempre
è
stato
un
successo,
del
resto
Venezia
è
sempre
Venezia,
e
questa
gara
ha
acquisito
negli
anni
un
fascino
che ne
contraddistingue
la sua
unicità,
testimoniato
anche
dal
numero
dei
partecipanti,
5.425
sono
stati
coloro
che
hanno
tagliato
il
traguardo
di Riva
dei
Sette
Martiri,
secondo
miglior
risultato
in
questi
venti
anni
di
storia
dopo
l'eccezionale
edizione
del
1995
quando
gli
arrivati
furono
6.495.
E se i
numeri
la
classificano
seconda,
è
solo
questione
di
statistica
(anche
perché
lo
spazio
logistico
è
sfruttato
al
massimo),
la
Venice
Marathon
rimane
comunque
al
primo
posto
in
fatto
di
tradizione
e
fascino.
Un
grosso
plauso
agli
organizzatori
ma
anche
a
tutto
il
pubblico
che
sull'intero
percorso
ha
applaudito,
incoraggiato
e
aiutato
con il
suo
calore,
anche
in una
umida
e
nebbiosa
giornata
autunnale,
uno
per
uno
tutti
gli
atleti.
Dalla
Partenza
di
Strà,
lungo
tutta
la
Riviera
del
Brenta,
il
pubblico
si è
fatto
sentire
come
se
fosse
parte
integrante
della
maratona
stessa,
come pure
si
sono
fatte
sentire
le 39
band
che
hanno
fatto
da
colonna
sonora
e
segnato
il
passo
in
maniera
adrenalinica;
calorosi
anche
i
ristori
improvvisati
dalle
persone
che
sull'uscio
di
casa
offrivano
the o
caffè
caldo
o
anche
solo
delle
caramelle.
Anche
queste
piccole
cose
fanno
grande
una
maratona,
e sono
soprattutto
queste
cose,
al di
là
dei
grandissimi
meriti
organizzativi,
che
danno
un'anima
ad una
manifestazione,
Venezia
è la
numero
uno
perché
le
persone
sono
coinvolte,
sentono
di
farne
parte;
e
questo
lo
può
capire
solo
chi
l'ha
vissuta,
chi ne
ha
assaporato
l'atmosfera
lungo
tutti
i 42
km e
195
metri,
chi ha
superato
l'interminabile
Ponte
della
Libertà
che
mette
a dura
prova
psicologicamente
anche
il
migliore,
chi,
dopo
40 km,
ha
raccimolato
le
ultime
forze
per
sorpassare
quei
fatidici
ponti
lungo
la
laguna
immergendosi
in un
bagno
di
folla
multietnico
fino
all'ultimo
metro.
Del
resto,
come
già
detto,
Venezia
è
sempre
Venezia!
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