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051023_venice_partenza.jpg (164636 byte)XX Venice Marathon

Venezia, 23/10/05

A cura di Nuniez

Servizio fotografico di Alessandra Viganò

 

Sono Shami Mubarak Hassan ed Emily Kimura i vincitori della 20^ Venice Marathon

Il Qatariano, di origine keniana, Shami Mubarak Hassan si aggiudica la 20^ edizione della Venice Marathon giungendo al traguardo con il tempo di 2h09'22'' conquistando anche il titolo di Campione del Mondo Militare; tra le donne è la keniana Emily Kimura a sbaragliare le avversarie vincendo in 2h28'42''. 5.425 i concorrenti che hanno tagliato il fatidico traguardo di Riva dei Sette Martiri.

IL SERVIZIO FOTOGRAFICO
L'Expo di Marghera La partenza a Strà Lungo il percorso
Gli arrivi Il dopogara
LA CRONACA

051023_venice_arrivoingargiolai.jpg (139080 byte)Shami Mubarak si prende una bella rivincita dopo aver buttato al vento, tre settimane prima, il campionato del mondo di mezza maratona a Edmonton in Canada, facendosi sorpassare di sorpresa proprio nell'ultimo metro, già a braccia alzate, dal tanzaniano Fabiano Naasi Joseph. Per il quatariano si tratta di una doppia soddisfazione in quanto, oltre alla vittoria di una prestigiosa maratona come è quella di Venezia, può fregiarsi anche del titolo di Campione del Mondo Militare ai danni del nostro italiano Francesco Ingargiola (a destra), già vincitore del titolo sial nel 1995 a Roma (all'esordio sulla distanza) che ne 2003 a Palermo, autore comunque di un'ottima prestazione, terzo in 2h10'25''.

La lista dei partenti vedeva come di consueto una folta schiera di atleti africani, tra i quali il vincitore dello scorso anno Raymond Kipkoech, Henry Tarus secondo nel 2001 preceduto di so051023_venice_battoclettii.jpg (133636 byte)li 2'' da Moges Taye, Paul Lokira vincitore quest'anno a Padova, l'ucraino residente oramai da qualche anno in Italia Oleksandr Kuzin dato in ottima forma, e naturalmente Shami Mubarak. Gli italiani invece erano rappresentati dal finanziere Francesco Ingargiola, alla ricerca del terzo titolo mondiale militare, dal carabiniere Denis Curzi che, dopo la vittoria a marzo della maratona di Treviso, era pronto per una prestazione cronometrica di primissimo livello, e dall'altro carabiniere Matteo Palumbo. Lepre d'eccezione il portacolori della Co-Ver Mapei Giuliano Battocletti (a sinistra davanti al gruppo di testa) a Venezia per fare l'ultimo importante test in vista della maratona di New York, forse anche con un po' di scaramanzia visto che il suo primo ed unico tentativo sulla distanza risale al 2003 proprio a Venezia e in quell'occasione abbiamo ancora presente la sfortunata conclusione per l'atleta trentino. Tra le donne invece la keniana Emily Kimuria, l'etiope Leila Aman, la slovena Helena Javornik, favorita e con il miglior tempo di accredito, e l'italiana Marcella Mancini.

I primi chilometri procedevano di gran lena con Battocletti a dettare un ritmo sostenuto con passaggi di 15'13'' ai 5.000 mt e in leggera progressione nei km successivi con un parziale di 30'20'' ai 10.000 mt, per poi mantenere il ritmo fino alla mezza maratona, passaggio alla Malcontenta in 1h04'21'. A 051023_venice_arrivoshami.jpg (137519 byte)Marghera finiva il lavoro dell'italiano, 25 km in 1h16'09'' sono un buon test per la Grande Mela, e se fino a quel punto il gruppo di testa era rimasto compatto (a parte Curzi che già alla mezza accusava un ritardo di 15'', sicuramente dovuto ad un ritmo proibitivo per il carabiniere marchigiano) i primi a cedere il passo erano Kipkoech e Ngeno. In una Mestre dalle strade affollate di pubblico il passaggio al 30° era di 1h31'42'' e cominciava a farsi vedere il siciliano Ingargiola, finora rimasto coperto ma sempre tra i primi.

Come ogni anno l'avvicinarsi al Ponte della Libertà segna anche il corso della gara con le azioni decisive. E così era anche domenica con Mubarak e Lokira a intraprendere un allungo che produceva una netta selezione, registrando il passaggio sul ponte al 35° in 1h46'52'', e con il solo Ingargiola a tenere il ritmo dei primi seguendoli ad una manciata di secondi. Alle sue spalle staccato di un minuto, ma con la quarta posizione ormai consolidata, era l'ucraino Kuzin. All'entrata in Venezia il qatariano Mubarak allungava ulteriormente infliggendo un distacco di una trentina di secondi su Lokira e Ingargiola che intanto si era riportato sotto al keniano. Mubarak (a destra in prossimità dell'arrivo) si involava così verso la vittoria attraverso il tratto più suggestivo della maratona tagliando il traguardo di Riva dei Sette Martiri in 2h09'22'', seconda miglior prestazione in queste venti edizioni della Venice Marathon. La seconda piazza era conquistata da Lokira, per lui 2h10'18, mentre Ingargiola giungeva terzo in 2h10'25''. Il quarto posto era dell'ucraino Kuzin, autore di un'ottima prova e con un nuovo personale, 2h10'54''. Ad oltre un minuto si piazzavano i keniani David Kirui (quinto - 2h12'21'') ed Henry Tarus (sesto - 2h12'46); Denis Curzi era settimo in 2h13'53''.

Anche per le donne la prima parte di gara risultava piuttosto veloce con la Javornik che dettava il ritmo per i primi km, cosa che però le 051023_venice_arrivokimuria.jpg (142382 byte)risultava deleteria, visto che era al rientro dopo l'infortunio estivo; infatti già intorno al 15° km accusava un distacco di qualche secondo su Emily Kimuria e su Leila Aman. La Mancini invece, arrivata a Venezia non in condizioni eccelse, non poteva far altro che stare al suo ritmo e fare gara solitaria senza, tra l'altro, nessuna avversaria di spicco che le potesse insidiare la quarta posizione. Il passaggio alla mezza era registrato in 1h12'54'' ed era la Aman a condurre assieme alla Kimuria, mentre la Javornik continuava a perdere terreno, distaccata di 36''. A Mestre la keniana Kimuria (a sinistra mentre taglia il traguardo) rompeva gli indugi ed impostava un'azione decisa che la portava a sfiaccare definitivamente la resistenza dell'etiope sul Ponte della Libertà, quando il passaggio al 35° faceva già registrare un distacco di 1'33'' dall'avversaria. Tagliava così prima e in solitaria il traguardo fermando il cronometro a 2h28'42''; era poi la volta della Aman, seconda in 2h31'10'', e terza giungeva provata la Javornik in 2h32'13''. La nostra portacolori, Marcella Mancini, finiva in 2h35'37'', quarta e prima delle italiane.

Cosa aggiungere di questa 20^ Venice Marathon? Come sempre è stato un successo, del resto Venezia 051023_venice_ponti.jpg (91653 byte)è sempre Venezia, e questa gara ha acquisito negli anni un fascino che ne contraddistingue la sua unicità, testimoniato anche dal numero dei partecipanti, 5.425 sono stati coloro che hanno tagliato il traguardo di Riva dei Sette Martiri, secondo miglior risultato in questi venti anni di storia dopo l'eccezionale edizione del 1995 quando gli arrivati furono 6.495. E se i numeri la classificano seconda, è solo questione di statistica (anche perché lo spazio logistico è sfruttato al massimo), la Venice Marathon rimane comunque al primo posto in fatto di tradizione e fascino. Un grosso plauso agli organizzatori ma anche a tutto il pubblico che sull'intero percorso ha applaudito, incoraggiato e aiutato con il suo calore, anche in una umida e nebbiosa giornata autunnale, uno per uno tutti gli atleti.

Dalla Partenza di Strà, lungo tutta la Riviera del Brenta, il pubblico si è fatto sentire come se fosse parte integrante della maratona stessa, come 051023_venice_arrivo.jpg (151798 byte)pure si sono fatte sentire le 39 band che hanno fatto da colonna sonora e segnato il passo in maniera adrenalinica; calorosi anche i ristori improvvisati dalle persone che sull'uscio di casa offrivano the o caffè caldo o anche solo delle caramelle. Anche queste piccole cose fanno grande una maratona, e sono soprattutto queste cose, al di là dei grandissimi meriti organizzativi, che danno un'anima ad una manifestazione, Venezia è la numero uno perché le persone sono coinvolte, sentono di farne parte; e questo lo può capire solo chi l'ha vissuta, chi ne ha assaporato l'atmosfera lungo tutti i 42 km e 195 metri, chi ha superato l'interminabile Ponte della Libertà che mette a dura prova psicologicamente anche il migliore, chi, dopo 40 km, ha raccimolato le ultime forze per sorpassare quei fatidici ponti lungo la laguna immergendosi in un bagno di folla multietnico fino all'ultimo metro. Del resto, come già detto, Venezia è sempre Venezia!