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La
prima
edizione
della
Maratonina
del
Lago
Maggiore
viene
così
archiviata
con
non
poche
polemiche
da
parte
di
molti
partecipanti,
qualche
errore
di
troppo
dal
punto
di
vista
organizzativo
curato
dalla
SVP
Eventi,
ma
anche
molti
punti
positivi
da non
tralasciare,
primo
fra
tutti
il
percorso,
duro
sì,
ma
molto
affascinante.
D'altronde
chi
sceglie
di
partecipare
ad una
prima
edizione
va un
po',
per
così
dire,
"a
scatola
chiusa"
e si
sa che
non
sempre
al
primo
tentativo
ci si
azzecca
in
pieno,
soprattutto
se si
organizzano
corse
lunghe
come
le
mezze
maratone.
Ma
andiamo
per
ordine:
ritrovo
a
Sesto
Calende
presso
il
Parco
Europa
in
zona
Sant'Anna,
immerso
nel
verde
sulle
rive
del
Lago
Maggiore,
distribuzione
pettorali
scorrevole
e ben
organizzata,
con la
possibilità
di
iscriversi
in via
eccezionale
all'ultimo
momento.
Bus
navette
che
portavano
gli
atleti
alla
partenza
situata
sulla
SP 69
a
Lisanza,
che
comunque
non
distava
più
di
1500
metri
dal
ritrovo
e
così
molti
hanno
preferito
compiere
il
tragitto
di
corsa
come
riscaldamento.
Da
Lisanza
il
percorso
proseguiva
per la
strada
provinciale
fino
ad
Angera
dove
svoltava
a
sinistra
per
incominciare
a percorrere
un
tratto
di 5
km sul
lungolago
con
passaggio
nel
centro
del
comune
varesino
fino
ad
arrivare
al 10
km nei
pressi
di
Ranco
dove
iniziavano
le
asperità.
Si
percorreva
infatti
la
salita
(14%)
di 200
metri
che
portava
alla
chiesa,
per
poi
affrontare
un
tratto
di 3
km
particolarmente
nervoso
che
terminava
con
una
caratteristica
discesa
nel
centro
cittadino
che
riportava
nella
piazza
principale
sul
lungolago
di
Angera.
Da
questo
punto
in
avanti
si
ripercorreva,
in
senso
contrario,
il
percorso
affrontato
in
precedenza;
mentre
nella
prima
parte
di
gara,
nonostante
l'elevata
umidità,
le
nuvole
avevano
alleviato
la
calura,
al
ritorno
sulla
strada
provinciale
il
sole
spuntava
e
implacabilmente
si
abbatteva
sui
concorrenti
che
dopo
l'affaticamento
per il
tratto
collinare
pensavano
già
che il
peggio
fosse
passato.
L'arrivo
era
situato
proprio
all'ingresso
del
Parco
Europa
purtroppo
un po'
più
in là
(di
almeno
400 mt)
rispetto
a quei
fatidici
21.097
mt,
certificati
comunque
dai
giudici
Fidal
(e qui
non
diamo
tutte
le
colpe
agli
organizzatori).
C'è
da
dire
che il
percorso
è
caratteristico,
con
una
parte
centrale
abbastanza
dura,
adatto
in
particolar
modo a
chi
non
cerca
il
tempo
a
tutti
i
costi
e si
perde
un po'
via
ammirando
il
panorama,
o a
chi
vuol
fare
un
buon
allenamento.
Sono
mancati
gli
spugnaggi,
previsti
sì ma
poi
dimenticati
al
ritrovo,
e i
ristori
si
sono
dimostrati
insufficienti,
con la
sola
acqua
a
disposizione,
direttamente
nelle
bottigliette,
forse
con i
bicchieri
si
sarebbero
evitati
molti
sprechi;
del
resto
anche
il
gran
caldo
ed il
sole
cocente
della
seconda
metà
gara
ha
contribuito
ad
enfatizzare
queste
mancanze.
Una
nota
molto
positiva
è
invece
la
totale
chiusura
al
traffico
sul
percorso
che,
ricordiamo
bene,
prevedeva
la
chiusura
di una
strada
provinciale
per un
tratto
di 3
km, in
una
domenica
di
fine
maggio
nei
pressi
di
località
lacustri;
non ci
sono
stati
problemi
e non
si
sono
sentiti
gli
strombazzamenti
beceri
che in
questi
casi
sono
abbastanza
ricorrenti.
La
gara
vedeva
un
avvio
molto
lento
da
parte
dei
principali
contendenti,
con il
solo
Pablo
Palomo
a
impostare
un'azione
fin
dai
primi
metri,
rintuzzata
però
prima
da
Abdelkader
Belfakir
e poi
dal
resto
del
gruppo
di
testa
che
proseguiva
così
ad
un'andatura
molto
accorta;
il
passaggio
ai
10.000
infatti
risultava
piuttosto
lento,
34'31'.
Tra
l'11°
e il
12°
era il
tunisino
Rached
Amor
a
cambiare
in
maniera
violenta
il
ritmo
e a
prendere
quella
ventina
di
secondi
di
vantaggio
che
avrebbe
mantenuto
fino
al
traguardo
di
Parco
Europa
in 1h10'18;
alle
sue
spalle
solo i
marocchini
Benazzouz
Slimani
e
Belfakir
riuscivano
a non
perdere
troppo
terreno,
dandosi
battaglia
fino
all'ultimo
chilometro
quando
il
primo
allungava
lasciando
sul
posto
l'avversario
e
chiudendo
secondo
in 1h10'39,
terzo
Belfakir
in 1h10'58.
Seguivano
poi il
marocchino
Houssaine
Oukhrid,
quarto
in
1h11'37'',
il
keniano
Samuel
Tarus,
quinto
e
sotto
le
aspettative
in 1h12'10'',
il
marocchino
Abdelhadi
Hraiba,
autore
di una
buona
prestazione
e sesto
in
1h12'58'',
l'altro
keniano
Willy
Kering,
settimo
in
1h13'09'',
il
marocchino
Salah
Argoub,
ottavo
in
1h13'42'',
mentre
nono e
primo
degli
italiani
si
piazzava
Willyam
Iacoboni
in
1h15'10''
seguito
da Pablo
Palomo,
decimo
in
1h15'35''.
La
gara
delle
donne
vedeva
una
corsa
solitaria
e
regolare
(con
passaggio
ai
10.000
in
37'55'')
dell'atleta
ossolana
Monica
Bottinelli,
già
vincitrice
della
Mezza
di San
Gaudenzio
all'inizio
dell'anno;
rispetto
a
Novara
dove
il suo
tempo
fu
1h18'29'',
qui la
Bottinelli
ha
vinto
1h19'40''
ma su
questo
tipo
di
percorso,
per
fare
un
confronto,
bisogna
togliere
dal
tempo
finale
almeno
un
paio
di
minuti
calcolando
le
salite
e il
caldo,
quindi
una
buona
prestazione
per la
portacolori
della
Cover-Mapei.
Alle
sue
spalle
si
piazzava
la
verbanese
Tiziana
Di
Sessa
che,
per la
prima
parte
di
gara
era
riuscita
a
tenersi
nelle
vicinanze
della
vincitrice,
ma che
mollava
poi
vistosamente
nel
finale
chiudendo
seconda
in
1h22'25'';
in
terza
posizione
giungeva
Lorenza
Di
Gregorio
in
1h25'20''.
Diciamo
che le
prestazioni
non
sono
state,
soprattutto
in
campo
maschile,
all'altezza
del
lauto
montepremi,
forse
anche
esagerato
per
una
prima
edizione,
e gli
atleti
in
lizza
non si
sono
dati
un
granché
battaglia,
con il
risultato
di
tempi
finali
piuttosto
elevati
per
quello
che si
aspettavano
gli
organizzatori.
C'è
anche
da
dire
però
che
hanno
pesato
sul
cronometro
quella
manciata
di
centinaia
di
metri
in
più,
il
percorso
nervoso
e le
condizioni
climatiche
con un
gran
caldo
umido
che ha
influito
sull'ossigenazione
e poi
il
sole
cocente
della
seconda
parte
di
gara.
Anche
il
costo
di
iscrizione
dai 18
a 21
euro
degli
ultimi
giorni
(25
per le
iscrizioni
dell'ultimo
momento,
ma si
poteva
optare
anche
per la
formula
10
euro
senza
pacco
gara)
era
decisamente
superiore
alla
media
a
fronte
di un
pacco
gara
con
una
maglietta,
una
bandana,
un
integratore,
una
confezione
di
caffé
e un
paio
di
barrette
energetiche,
assolutamente
nella
norma;
il
pasta
party
consisteva
in una
normale
porzione
di
pasta
in
insalata
però
la
mancanza
di
acqua
si è
fatta
sentire
anche
dopo
l'arrivo
per i
concorrenti
più
attardati.
Le
docce
c'erano
ma non
erano
proprio
a
portata
di
mano,
situate
in un
camping
a
qualche
centinaio
di
metri
di
distanza
fuori
sulla
strada
provinciale.
Come
oramai
presente
nella
maggior
parte
delle
corse
che
vogliono
avere
determinati
standard
qualitativi,
il
servizio
di
misurazione
cronometrica
della
Winning
Time
ha
assicurato
la
stesura
delle
classifiche
nei
consueti
brevissimi
tempi.
Tirando
le
somme
si
può
dire
che
non è
andato
tutto
per il
verso
giusto,
anche
se
però
i
presupposti
per
future
edizioni
ad
alto
livello
ci
sono
tutti
e
allora
perché
non
concedere
agli
organizzatori
un'ulteriore
prova
di
fiducia
per il
2006?
D'altronde
abbiamo
l'esempio
della
Mezza
di San
Gaudenzio
quando
nel
2004
aveva
quasi
toccato
il
fondo
per
poi
rimboccarsi
le
maniche
e
proporre
una
edizione
2005
veramente
degna
di
nota.
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