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Non è sempre facile interpretare una maratona e quella di domenica è stata,
almeno per la prima metà, a tratti incomprensibile. Infatti il ritmo a strappi imposto dalle lepri, ma si sa i keniani sono soliti correre così, con passaggi dai 2’50’’ ai 3’10’’ al km, scombussola la testa della corsa per i primi km, con un Goffi costretto al 15° km a riprendere fiato e
staccarsi dal gruppo di testa. Il carabiniere si rifà sotto assieme al rientrante David Makori, detentore del record della corsa siglato nel 2002 e rimasto in disparte per i primi venti chilometri. Intanto nelle retrovie il giovane ukraino della Co-Ver Vasil Matviychuck testa la sua condizione in vista di
New York facendo da lepre per trenta km, tempo 1h33’29’’, ad un secondo gruppo composto tra gli altri dai compagni di squadra Cherui e Rotich, mentre Antonino Liuzzo è costretto al ritiro intorno al 25° (nella foto a sinistra la partenza).
Rimane tutto invariato fino al 30° quando finisce il lavoro della seconda lepre
ma anche, a sorpresa, la benzina di Makori che si stacca definitivamente dalla testa della corsa, formata oramai solo dalla coppia Kipkoech-Goffi. Sembra di rivedere la corsa di 9 anni fa, allora l’avversario era Giacomo Leone, e l’attacco Goffi lo portò proprio alla fine del Ponte del Libertà; ma
stavolta il carabiniere non se la sente, la prima parte di gara è stata troppo dispendiosa, così i due entrano appaiati nel tratto finale, uno dei più belli e suggestivi al mondo, ma anche uno dei più duri, ci sono ben 14 ponti da superare (nella foto a destra il superamento dell'ultimo ponte di
Kipkoech e Goffi).
Al 41° km si decide la gara: proprio al termine del ponte di barche che attraversa
il Canal Grande, il keniano scatta e l’italiano non riesce a rispondere prontamente all’attacco prendendo qualche metro di svantaggio; l’ultimo chilometro è corso tutto di un fiato ma Kipkoech riesce a tenere il vantaggio guadagnato e taglia il traguardo dopo 2h09’54’’. Goffi giunge ad un solo
secondo dal vincitore ma ugualmente contento per la condizione ritrovata, sia fisica che mentale. Kipkoech, dopo due secondi posti quest’anno (Parigi-04/04 e Vienna-16/05) riesce finalmente a vincere la sua seconda maratona della carriera dopo quella vittoria a sorpresa a Berlino nel 2002 dove fece
registrare un 2h06’47’’ (nella foto l'arrivo di Kipkoech tallonato da Goffi).
Al terzo posto si piazza un altro keniano, Laban Kipngetich, in 2h11’38’’ mentre Makori è solo 7° in 2h15’02’’. Per vedere nomi di altri italiani dobbiamo scendere fino al decimo posto dove troviamo Mostapha Errebbah in 2h16’35’’.
Danilo Goffi:”Sono molto contento per la gara che ho condotto, era più o meno da quattro anni che non riuscivo più ad esprimermi al meglio, finalmente mi sono sbloccato; forse avrei dovuto osare come la prima volta, poi purtroppo Kipkoech mi è scappato e non
sono più riuscito a riprenderlo. A 32 anni penso che si possa ricominciare, sono certo che questo risultato mi darà la
carica, ho davanti almeno altri 4 anni in cui posso giocare ancora le mie carte”.
Ecco cosa ha dichiarato il suo allenatore Luciano Gigliotti:”Sapevo che Danilo era in grande condizione, oggi poteva benissimo correre sotto le 2h09’, purtroppo la condotta sconsiderata delle lepri nella prima parte di gara ha pregiudicato il tempo finale,
tant’è che quasi quasi lo volevo fermare al 25° perché mi sembrava appesantito…” ma per fortuna così non è stato e abbiamo potuto assistere ad una gara spettacolare! (a destra l'abbraccio dopo il traguardo tra allievo e allenatore)
La gara femminile è stata di qualità senz’altro inferiore, con la keniana Jane
Ekimat vincitrice in 2h32’08’’, il secondo posto dell’italiana Giovanna Volpato in 2h33’57’’ a soli 34’’ dal suo personale ed il terzo dell’etiope Sisay Measso in 2h36’51’’. L’altra italiana di punta in gara, Silvia Sommaggio, all’esordio sulla distanza a 35 anni dopo tre
titoli italiani nei 10.000 e 5.000 mt e numerose partecipazioni in nazionale (tra i quali i Giochi Olimpici di Atlanta ’96), giunge quarta con il tempo di 2h39’33’’; solo quinta la favorita della vigilia Hellen Cherono, colta da una grossa crisi proprio alla fine del Ponte della Libertà, con il
tempo di 2h41’24’’ (nello foto a sinistra la Volpato con la Ekimat).
Si chiude così una più che ottima edizione della Venice Marathon che ha fatto
registrare 5200 atleti al traguardo, uno spettacolare duello di testa con un italiano protagonista, Goffi, lo stesso che all’esordio nel ’95 aveva fatto registrare il record della gara (2h09’26’’) rimasto imbattuto sino al 2002; un’organizzazione come sempre impeccabile, ancor di più
quest’anno con la certificazione ISO 9001:2000 ricevuta pochi giorni prima della gara, ma soprattutto tanto pubblico sul percorso, nonostante il tempo, ad incitare nello sesso caloroso modo uno per uno i concorrenti, dal primo all’ultimo (nella foto i primi attimi di riposo per i concorrenti, sullo
sfondo la laguna).
(nella foto in alto Il Presidente Onorario Piero Rosa Salva tra i due protagonisti)
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