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Una
Milano
deserta,
senza
macchine,
code
e
strombazzamenti
come
lo
scorso
anno,
insolitamente
silenziosa,
il
rumore
dei
passi
del
grande
popolo
della
maratona
faceva
da
colonna
sonora
accompagnandoci
chilometro
dopo
chilometro,
interrotto
solamente
dalle
incitazioni
e
dagli
applausi
del
pubblico,
presente
a
folti
gruppi
lungo
i
punti
principali
del
tracciato.
Un
nuovo
tracciato,
studiato
per
essere
velocissimo,
anche
se
con
tutto
quel
lastricato
e
le
rotaie
del
tram
è
un
po’
difficile
da
immaginare,
sul
quale
avevano
puntato
molto
gli
organizzatori
per
ottenere
la
migliore
prestazione
italiana
di
sempre;
non
è
arrivata,
probabilmente
per
colpa
di
un
avvio
troppo
veloce
con
quel
passaggio
suicida
al
primo
10.000
in
30’02’’,
che
ha
costretto
addirittura
la
lepre
Gert
This
(personale
di
2:06:33
sulla
distanza)
a
tirare
i
remi
in
barca.
Anche
se
il
passaggio
alla
mezza
è
stato
in
linea
con
quanto
in
programma
(1:03:15),
la
seconda
parte
di
gara
è
stata
decisamente
più
lenta,
con
un
tanto
atteso
Goffi
(nella
foto
intorno
all'8°
km
con
l'allenatore
Giorgio
Rondelli,
in
bici),
unico
italiano
di
punta
in
gara,
in
rimonta
fino
al
35°
quando
è
incominciata
una
crisi
che
lo
ha
visto
perdere
quasi
due
minuti
negli
ultimi
chilometri
relegandolo
al
5°
posto
con
un
poco
soddisfacente
2:11:23.
Non
è
andato
in
crisi
invece
il
keniano
John
Birgen,
portacolori
della
Cover
di
Verbania,
rimasto
a
guardare
per
due
terzi
di
gara
e
uscito
negli
ultimi
chilometri
sorprendendo
tutti;
e
già
perché
il
ragazzo
si
era
presentato
al
via
con
un
personale
2h20’
chi
avrebbe
mai
pensato
che
sarebbe
riuscito
a
migliorarsi
di
quasi
11
minuti,
lasciandosi
alle
spalle
due
cavalli
di
razza
come
Tarus
(2°
2:09:24)
e
Cheruyot
(3°
2:11:07),
quest’ultimo
vincitore
della
passata
edizione?!.
Birgen
(a
destra
con
il
Direttore
sportivo
della
Cover
Alberto
Pizzi)
è
parso
molto
felice
e
sorridente
all’arrivo,
forse
la
grande
gioia
per
questo
successo
alla
soglia
dei
trent’anni,
ha
sopraffatto
la
stanchezza
e
la
fatica
di
quei
42,195
km
corsi
in
2:09:08.
Più
provata
invece
è
arrivata
la
vincitrice
in
campo
femminile,
Jelegat
(peraltro
già
vincitrice
a
Venezia
poco
più
di
un
mese
fa),
anche
lei
keniana
e
anche
lei
fuori
dai
pronostici
della
vigilia,
che
ha
concluso
la
prova
in
2:29:23,
distaccando
di
93’’
la
nostra
Rosalba
Console
(2:30:56)
che
per
la
prima
volta
correva
con
i
colori
delle
Fiamme
Gialle.
Alle
loro
spalle
un’altra
sorpresa,
la
sconosciuta
messicana
Angelica
Sanchez
con
il
tempo
di
2:31:12.
La
scelta
degli
organizzatori
di
portare
la
partenza
in
Stazione
Centrale
e
l’arrivo
in
Piazza
Duomo
è
stata
sicuramente
azzeccata,
sia
dal
punto
di
vista
logistico
(infatti
molti
hanno
scelto
il
treno),
sia
dal
punto
di
vista
estetico;
pensate
arrivare,
dopo
quei
fatidici
42km,
in
mezzo
a
migliaia
di
persone
in
centro
a
Milano
con
sfondo
un
Duomo
che,
anche
se
ingabbiato,
trasmette
sempre
il
suo
fascino.
Una
cosa
sicuramente
da
migliorare
è
il
controllo
sul
percorso,
in
alcuni
punti,
soprattutto
verso
la
fine,
molta
gente
intralciava
gli
atleti
e
i
ciclisti
che
seguivano
la
corsa
erano
troppi
e
creavano
confusione,
ma
del
resto
questo
è
un
problema
ricorrente.
Inoltre
il
personale
dovrebbe
essere
distribuito
meglio,
nel
senso
che
nei
punti
cruciali
dovrebbero
essere
collocati
i
più
esperti,
che
sanno
come
comportarsi
senza
eccedere
nello
zelo,
per
non
peggiorare
le
cose;
del
resto
è
sempre
difficile
trovare
personale
volontario
e
alla
fine
non
è
mai
abbastanza.
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