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Merita
proprio un bel 10 e lode il Fontegno edizione 2003: un successo
preannunciato che ha mantenuto tutte le aspettative della vigilia. Un
esempio di perfetta organizzazione e soprattutto una gran voglia di fare e
di offrire un ottimo prodotto da parte degli organizzatori, il Runners
Team Omegna.
Lo
dimostra la presenza di uno speaker d’eccezione, Silvio Omodeo (a
destra con il vincitore Mauro Bernardini), la voce della Stramilano, e
di uno specialista delle corse in montagna, Bruno Brunod (in basso a
sinistra con l'organizzatore Lele Mussi) che dopo aver ‘saggiato’
il percorso ha commentato:”E’ proprio un gran bel percorso,
l’anno prossimo non mancherò di certo!”.
Un
percorso duro ma estremamente suggestivo che ha visto ben 150 temerari al
via, caratterizzato da una ripida
mulattiera che sale per due chilometri fino al santuario della Madonna del
Fontegno da dove si può ammirare un incantevole scorcio della città di
Omegna e del Lago d’Orta, e quasi ti fa dimenticare la gara. Si prosegue
poi sui saliscendi a tratti innevati del Castellaccio fino ad arrivare
all’ottavo chilometro dove incomincia la discesa che porta, dopo 5 km a
tutta birra, all’arrivo, di nuovo a Cireggio.
Per
quanto riguarda la gara Mauro Bernardini si è imposto in 49’41’’
abbassando di due minuti il precedente record della corsa stabilito
l’anno scorso da Rolando Piana della Caddese, arrivato alle spalle
dell’atleta della Cover a 45’’. In terza posizione si è piazzato
l’altro stronese Ivan Volpone del GS Bognanco con il tempo di
51’52’’.
Bernardini:”Arrivavo
da una settimana di allenamento intenso ed ero un po’ stanco, però è
andata bene; Rolando e Ivan sono rimasti con me fino al Santuario, poi
nella zona del Castellaccio sono riuscito ad allungare e in discesa ho
amministrato il vantaggio acquisito. In questo periodo sto preparando una
mezza, probabilmente la Stramilano, per la maratona se ne riparlerà a
ottobre.”
Tra
le donne si è visto il successo di Giovanna Cavalli del Corno Marco di
Lecco che, dopo aver condotto la gara sempre in testa, è giunta al
traguardo fermando il cronometro a 59’40’’, nuovo record della
corsa. Seconda posizione per la vincitrice dello scorso anno Emanuela
Brizio della Caddese con il tempo di 1h02’19’’ davanti alla stronese
Giovanna Cerutti, per lei 1h03’21’’.
Le
classifiche: MASCHILE
FEMMINILE
Ricordi di una salita
by Nicola Bovio
Correva
l’anno 1950, la guerra era finita da poco. Il Gino si era affacciato
alla piccola finestra che dalla piazzetta di Cireggio s’affacciava verso
la ripida salita che portava alle Quarne ed alla Madonnina. Nuvoloni bigi
sullo sfondo e nell’aria secca, palpabile ed imminente l’arrivo della
neve. “Perché no…” disse fra se richiudendo le ante e facendo
scorrere la tendina sulla piccola riloga di legno. Il Gino uscì di casa e
prese a salire il ripido sentiero acciottolato, con calma, respirando
intensamente quella sua terra e quel suo lago dipinto. “Probabilmente al
Catellaccio starà già nevicando…” Salì.
Molte
nevi ed altrettante lune si erano succedute da quella salita e quella
mattina di febbraio, il Gino si era affacciato alla finestrella ed aveva
guardato la sua salita. Da molto tempo infatti non poteva
più percorrerla. Il cielo era Bigio, come quello di molti anni prima:
prometteva neve. Uno strano trambusto proveniva dal Circolo, e poi, quasi
per incanto un o strano pallone giallo stava prendendo forma proprio sulla
strada. Ma cos’era? Il Gino restò alla finestra a guardare. Persone
stranamente abbigliate stavano correndo in tutta la piccola frazione e
poi, nell’aria gelida, la musica e la voce di uno speeker. Ma cosa stava
succedendo? Cosa poteva portare tutta quella gente a radunarsi lì, fra
l’altro in presta mattinata? Era una gara… Certamente doveva trattarsi
di una gara… Guardò con più attenzione, quasi che tutta quella gente
potesse arrivare a disturbare persino la quiete di quel febbraio tanto
lontano nel tempo. Sospirò. Un fischio diede il via alla gara e mise un
freno al suo fantasticare nel passato.
Per lui, era tutto finito. Aveva visto quelle persone lanciarsi in
corsa ed ora che la strada era libera ed era rimasta solo la musica dagli
altoparlanti a lui non
restava altro che accoccolarsi davanti al camino per far trascorrere la
domenica in attesa di scendere al Circolo a bere la solita “medicina”.
Non ebbe il tempo per richiudere le tende che già i primi della
gara stavano comparendo dietro al tornante. “Beh, perché non vedere
l’arrivo… “ pensò. Fu sorpreso. I ragazzi non si erano fermati come
credeva, bensì avevano imboccato la scaletta che conduceva all’oratorio
del Fontegno. Ed erano molti, certo più di cento, che, arrivati da chissà
dove, salivano la mulattiera.
Il
Gino sussultò. Allora l’amore per quei luoghi non era destinato a
scomparire, il sentiero non era destinato a ricoprirsi di spine ed erbacce
come l’ultima volta che l’aveva percorso quando ancora le gambe lo
permettevano. Il Gino si infilò lesto il pesante maglione di lana,
la giacca della festa e mise il cappello, quella mattina poteva
anche permettersi una razione doppia di “medicina”.
Scese in strada che già i primi erano segnalati al
“Castellaccio”. Conosceva bene quei sentieri e fu sorpreso della
velocità in cui l’avevano raggiunto. Per lui, che molte volte l’aveva
percorso sembrava quasi impossibile.
I
minuti scorrevano. Dalla curva era apparsa una bicicletta e subito dietro
il primo concorrente. Correva che non sembrava aver percorso tutta quella
strada. Bernardini Mauro si chiamava, doveva essere uno di quelli forti da
come tutti si congratulavano con lui. Subito dopo erano arrivati altri due
concorrenti, leggermente staccati, ma anch’essi parevano non aver corso.
Uno si chiamava Piana e l’altro Volpone… Il Gino sorrise: “Sono dei
nostri…” pensò ricordando i cognomi del Cusio e della Val Strona.
Intanto altri concorrenti arrivavano. Tutti dicevano che era un percorso
massacrante, ma tutti avevano un sorriso felice mentre si recavano al
tavolo per bere un te caldo. “Al vin Brulè, altro che sta porcheria di
tea…” Poi erano arrivate anche le donne. Al Gino erano sempre piaciute
le donne, ma era ancora di vecchio stampo e non si sarebbe immaginato
di vederle giungere all’arrivo, soprattutto di una gara così dura.
“Ciapétt…” pensò. Si stava facendo tardi e mentre fuori
l’organizzazione distribuiva premi e regali; mentre si scattavano foto e
nell’aria suonavano le note di “We are the champions” Il Gino
s’accostò al bancone e contento ordinò un bel bicchiere della sua
medicina. Qualcuno si era ricordato della sua salita: della salita del
Fontegno!
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