È Michael Kapkiai, portacolori del
Fila Team Brescia, il vincitore della 19ª Firenze Marathon con il tempo
di 2:11:15. A sorpresa il keniano ha battuto un Rinaldi in forma
strepitosa, con un deciso attacco al 31° km, dopo aver condotto fino a
quel momento una gara piuttosto attendistica e per certi versi
incomprensibile, visti i continui ‘tira e molla’ della prima parte
della corsa.

Kapkiai:
“Sono veramente contento, dopo la vittoria di Torino nel ’94
(2:10:07), ho avuto molti problemi fisici ed ho ripreso a correre
solamente da 6 mesi, questo risultato mi fa ben sperare per il futuro”.
Non
è bastato il primato personale di 2:12:19 al Campione Italiano di
Maratona 2002 per aggiuducarsi una vittoria che alla vigilia sembrava
proprio essere alla sua portata; eh si, perchè era lui l’atleta più
atteso, che doveva ‘legittimare’ (come lui stesso ha dichiarato nei
giorni precedenti la gara) il titolo ottenuto a Carpi. Non ha deluso però,
ha condotto la gara sempre in testa e quando la lepre Kiptoo Kirui ha
mollato, con qualche chilometro di anticipo, ha preso in mano le redini
della corsa imponendo il suo ritmo e lasciandosi alle spalle dapprima
l’altro grande atteso Philip Kemei ed il compagno di squadra Mostafa
Errebbah (dolorante alla milza chiuderà in quarta posizione in 2:16:19 -
foto a
destra) e
poi l’olandese Jeroen Van Damme ed il keniano David Mayo (giunto terzo
al traguardo in 2:13:56 - foto a sinistra). Il solo a resistergli è stato proprio Kapkiai
che con la sua unica azione, ma decisiva, gli ha strappato una vittoria
che Fabio sembrava proprio meritarsi.
Rinaldi:
“Quando Kapkiai ha allungato ho pensato fosse un’azione suicida, io
ho continuato a tenere il mio passo, stavo ancora bene, la proiezione era
molto buona, sotto le 2h e 11’. Non sono riuscito a colmare il distacco,
stavamo andando alla stessa andatura, poi al 37° ho sentito la stanchezza
anche a causa del pavè, avevo le gambe dure e mi sono visto sfumare la
vittoria: è un peccato però, due volte a Firenze, due volte secondo. Per
quanto riguarda il cronometro però sono contento, ho migliorato di oltre
un minuto il mio personale. Ora mi ci vuole un po’ di riposo e poi
comincerò a pensare al 2003”.
La
gara femminile è stata contraddistinta dalla corsa solitaria della
slovena
Helena Javornik che, fin dai primi chilometri, ha imposto un ritmo
molto elevato facendo il vuoto alle sue spalle. Alla vigilia aveva
annunciato di voler fare una grande prestazione e scendere sotto il suo
personale di 2:32:33 (Ljubljana ’98), ma nessuno si aspettava un 2:28:15
che abbatte di oltre quattro minuti il record della corsa di Tiziana
Alagia (2:32:18 – 2000). La Javornik ha avuto come pace-maker il
connazionale maratoneta Roman Kejzar che avevo vinto proprio a Firenze nel
’91. Il podio è stato completato dalla britannica Amy Stiles (2:44:11
- in alto a sinistra)
e dalla bulgara Mihailova Stojanova (2:45:15 - in basso a destra). L’ultramaratoneta Monica
Casiraghi (a sinistra) è giunta quarta in 2:49:20 rifacendosi dell’incidente
occorsole a Livorno. L’altra italiana attesa, Tiziana Di Sessa, dopo un
bel passaggio in 1:19 alla Mezza si è ritirata nella seconda parte di
gara.

H.
07:00.
Io e il mio compagno d’avventura Costantino scendiamo in strada e
ci avviamo a piedi verso il deposito bagagli situato sul Lungoarno della
Zecca Vecchia, a quindici minuti di strada dal nostro albergo. Ha appena
finito di piovere, il cielo è coperto, l’asfalto è bagnato e fa ancora
buio, ma la temperatura è ottimale. Nel tragitto incontriamo qualche
podista che fa la nostra strada e scambiamo quattro chiacchiere, ma più
che altro ci gustiamo in silenzio la città semideserta ed ancora
assonnata. Dopo essermi cambiato lascio la borsa e prendiamo l’autobus
che ci porta a Piazzale Michelangelo dove avverrà la partenza.
H.
08:00.
Scendiamo dall’autobus, io e Costantino scambiamo qualche battuta
e ci facciamo l’in bocca al lupo, poi ci salutiamo e lui si dirige verso
la postazione dei motociclisti dove deve prendere contatto con l’autista
che lo scarrozzerà per tutta la città per il servizio fotografico.
H.
08:15.
Il piazzale è già particolarmente affollato ed il colore che
domina è l’azzurro delle mantelline: vado a gustarmi il panorama, ero
gia stato a Firenze, ma a quella magnifica vista, che in questa
particolare occasione assume tutta un’altra bellezza emotiva, non mi
rimane altro che starmene lì incantato a bocca aperta. Ora però bisogna
pensare a correre; incontro per caso l’amica Doris, anche lei qui per un
allenamento, e il suo fidanzato (mannaggia non mi ricordo come si chiama!)
e facciamo riscaldamento insieme.
H.
08:55.
Entriamo nelle gabbie ed aspettiamo lo sparo che avviene puntuale
alle 09:00 esatte.
I
primi chilometri sono in discesa e l’andatura è più forte del
previsto, gli spettatori sono presenti un po’ su tutto il tracciato, ci
sono molti stranieri, soprattutto francesi, che tengono alto il morale. I
chilometri scivolano via e mi ritrovo al 14° un po’ più affaticato del
previsto a causa della partenza lampo. Come da programma, ma con immenso
dispiacere, mi fermo alla mezza nonostante gli incitamenti a proseguire di
Orlando.
H.
10:45.
Mi cambio e raggiungo l’arrivo in Piazza S.Croce: è pieno di
gente e lo spettacolo, con la Basilica che fa da sfondo è da pelle
d’oca. Mi posiziono a fianco di Costantino dietro l’arrivo, grazie
alle indicazioni dell’amico Fabio che è di casa, aspettando i primi.
H.
11:11.
Kapkiai giunge all’arrivo ed un minuto più tardi tocca a
Rinaldi; gli atleti percorrono l’ultimo tragitto accompagnati da
fragorosi applausi di incitamento che arrivano da ben prima della piazza.
Le fasi immediatamente successive all’arrivo sono concitate, gli atleti
fanno quasi tenerezza perchè, dopo l’enorme fatica compiuta, vengono
sballottati a destra e sinistra per le foto di rito. Gli arrivi si
susseguono incessantemente per altre tre ore, ognuno con il suo obiettivo
centrato o meno, sia esso di tre o di cinque ore; la gioia, il pianto, lo
sfinimento e i crampi accompagnano gli atleti oltre la linea del
traguardo, ma con quella medaglia al collo è proprio tutta un’altra
cosa!


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