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Il
mio esordio come ‘addetto stampa’ (molto fra virgolette) in una 42 km
non poteva che avvenire nella maratona più prestigiosa e suggestiva
d’Italia: ovvero la Venice Marathon.
Forse
è stata una cosa cercata o forse solamente una coincidenza, sta di fatto
che sono stato letteralmente assorbito dalla maratona e da tutto quello
che le ruotava attorno; un fascino particolare emergeva da tutto,
sicuramente complici l’impeccabile organizzazione, la bellezza
suggestiva del posto e il calore particolare del pubblico.
Senza
ombra di dubbio è stata un’esperienza indimenticabile che mi spronerà
e mi darà la forza di macinare km su km per prepararmi al meglio ad un
altro esordio, questa volta quello vero e proprio, da concorrente.
LA GARA
- L’ALTRA MARATONA
- Un maratoneta
- Il gruppo Acitour Blu
Venezia prima della
partenza


È
stata una gara ricca di emozioni e di colpi di scena sin dalle prime
battute.
Si
delinea subito il gruppetto dei top runners composto da una quindicina di
atleti alla testa del quale Ruggero Pertile e Salaoh Ngadi fanno
l’andatura (intorno ai 3’04 al km con il passaggio ai 10.000 in
30’54) sino alla mezza (passaggio 1h 04’31) quando il tanto atteso
Battocletti, all’esordio sulla distanza, incomincia la sua azione di
attacco tirato dal keniano Philip Kemey e seguito dall’altro attesissimo
atleta, l’etiope Alemayehu Simeretu; intanto il gruppo che segue a 5-6
secondi va lentamente assottigliandosi con i ritiri di Pertile e Ngadi,
Errebbah (fermato al 15°) e di Michele Gamba che al 26° accusa dolori
muscolari. Restano all’inseguimento i keniani David Makori, Philip Tarus
e Martin Lel e l’etiope vincitore lo scorso anno Moges Taye.
Al
26° km l’italiano della Cover intraprende un altro attacco sempre
tirato da Kemey sino al 28° quando il keniano si ritira lasciando
procedere in solitaria Battocletti. Il suo distacco è intorno ai 10
secondi e nel gruppetto di inseguitori tutti sia alternano al comando
tentando di ricucire il gap finché riesce finalmente ad uscire l’altro
atleta della squadra verbana, Makori, che con un’andatura regolare
lentamente riprende il compagno che sembra accusare un po’ di stanchezza
(al 32° km fa registrare un terribile 3’16). È il preludio della crisi
che giunge inesorabile nelle gambe del trentino e lo costringe allo stop
proprio all’inizio del Ponte della Libertà con l’immagine del keniano
che prende il largo: in sala stampa il sussulto è unanime “Nooo…”
seguito da scrollate di capo rappresentanti tutta la delusione.
Ma
subito dopo Giuliano riprende a correre e alimenta in noi ancora un
barlume di speranza che scema quando anche l’altro esordiente, Martin
Lel, lo raggiunge e lo supera. Da questo punto in avanti assistiamo, per
voce di Pizzolato, al calvario dell’italiano che più volte si ferma e
riparte, mentre il compagno di squadra si invola solitario
all’incoronazione a Doge di Venezia cancellando il precedente record
della corsa di Danilo Goffi (2:09:26 del 1995) con il tempo di 2:08:49.
Alle
sue spalle con un distacco abissale si piazza Martin Lel (Fila Team
Brescia) in 2:10:03 mentre Moges Taye rimontante è terzo, per lui
2:10:07.
Primo
degli italiani e nuovo campione italiano
militare di maratona è il pugliese Vito Sardella (Fiamma Atl. Triggiano
Puglia) che conclude la sua prova in 2.16.39 superando negli ultimi 200 mt
il protagonista dei primi 30 km, Giuliano Battocletti, che giunge stremato
al traguardo in 2:16:59.
Passata
in secondo piano televisivamente, la gara delle donne ha visto come
protagoniste le
keniane Anastasha Ndereba (foto a destra), sorella dell’ex primatista
mondiale di maratona Catherina, ed Anne Kosgei (Fila Team Brescia - foto a
sinistra) che dopo una metà gara abbastanza veloce (passaggio alla mezza
di 1:13:10) ha visto un graduale calo dell’andatura. La Kosgei si è
lentamente staccata dalla Ndereba che ha concluso vittoriosa in 2:29:03
infliggendo alla connazionale oltre un minuto
di distacco, per lei 2:30:09. Terza e campionessa italiana militare la
romana Lucilla Andreucci (C.S. Forestale) con il tempo di 2:32:48. La
Andreucci si è dichiarata soddisfatta della prestazione, nonostante il
rilevamento cronometrico fosse ben lontano da quello ottenuto alla Milano
Marathon 2000 dove vinse in 2:29:43.
David Makori, alla sua terza maratona, è stato autore di
una gara intelligente, non si è mai proposto nella prima parte di gara
risparmiando le energie e controllando a breve distanza gli attacchi del
compagno di squadra; quando Battocletti è rimasto solo ha capito che era
il momento di attaccare, gradualmente ha acquisito il vantaggio necessario
per poter giungere al traguardo indisturbato migliorando di 37 secondi il
record della corsa e di 2 minuti e mezzo il suo precedente primato
personale ottenuto proprio quest’anno a Parigi: complimenti!
Il vero protagonista però, tanto atteso e all’esordio
sulla distanza, è stato nel bene e nel male
l’altro atleta della Cover, Giuliano Battocletti. Ci ha entusiasmato per
33 bellissimi chilometri e poi come una doccia fredda, come il rigore
sparato sopra la traversa da Baggio a USA ’94, ci ha fatto provare
quella sensazione di delusione
inesorabile che solo lo sport può infliggere. Ma dobbiamo comunque fargli
un applauso soprattutto per il coraggio e per lo spirito di sacrificio,
che contraddistingue uno sportivo vero, che ha dimostrato volendo comunque
tagliare il traguardo per poi accasciarsi, sfinito, al suolo: grazie lo
stesso Batto! (nella foto a sinistra Giacomo Leone saluta
Giuliano)
La conferenza stampa

David
Makori è stato sicuramente il vincitore ufficiale della Venice Marathon
2002; ma in una
maratona non c’è solamente un vincitore, a suo modo ogni partecipante
che taglia l’agognato traguardo può considerarsi un vincitore.
La
corsa è uno sport individuale dove ogni podista ha il suo perché, il
motore trainante che lo spinge a divorare km su km, con qualsiasi
condizione atmosferica, per farsi trovare pronto al tanto atteso
appuntamento.
Domenica
non mi hanno emozionato solamente Batto & Company, ma anche le altre
migliaia di ‘umani’ concorrenti che, in solitaria o a gruppetti,
oltrepassavano il fatidico traguardo di Riva dei Sette Martiri; non
importa se in 3, 4 o addirittura in 6 ore, l’importante era arrivare,
dare un senso al proprio perché, e una volta fermati, quando si rendevano
conto che era tutto finito, il loro pianto liberatorio.

Il
tratto che separava la linea d’arrivo dal tendone degli spogliatoi era
una zona quasi surreale dove le persone si aggiravano con lo sguardo perso
nel vuoto e, avvolti dai cellofan bianchi, si apprestavano alle operazioni
di routine, come la riconsegna dei chip, quasi assenti. Ho visto una
moltitudine di persone che si guardavano attorno come a domandarsi “Ok,
ho corso. Ma adesso cosa faccio, dove vado? A prendere la sacca…ah no,
prima bevo qualcosa.” E poi “Madonna quanta gente, ma hanno
corso tutti? Ma davvero è
arrivata prima di me tutta questa gente? Ma come è possibile, io non ho
più un briciolo di forza?!”Hey, scusa, dov’è che devo andare?”.


Più
avanti, vicino ai tendoni, la gente cominciava a godersi il meritato
relax, chi seduto, chi sdraiato, chi in stato catatonico, un vero e
proprio accampamento dove tutto andava a rallentatore, i muscoli, i
pensieri e le parole sembravano appartenere ad un’altra dimensione
temporale ‘post-maratona’, un passaggio obbligato tra quell’universo
di 42,195 km e il mondo reale.

Che
emozione anche solo assistere a una maratona; con la mia macchina
fotografica mi aggiravo tra quella folla, invidioso del loro stato
d’animo, perfino della loro stanchezza: che bella la maratona!
Venezia
dopo la maratona

Facciamo
un passo indietro, 2 ore e 27 minuti dopo il colpo di pistola di Strà.
Sto guardando gli
arrivi sulla televisione in sala stampa quando: “Porca miseria...”
sussulto fra me e me, mi alzo e mi dirigo a passo spedito verso la
scaletta che porta sul terrazzo della Cezanne, ormai sto correndo; quando
sbuco di sopra mi affretto ad accendere la macchina fotografica ed a
cercare un posto libero sul parapetto “Ok, trovato…click”.
Appena in tempo per immortalare, anche se un po’ da lontano, sotto il
cronometro che indica 2:28:15, l’arrivo a braccia alzate dell’amico
Nicola Bovio: 18° assoluto, 7° italiano, primato personale. Mi immagino
il suo stato d’animo, che gioia! Lo seguo con lo sguardo nelle fasi
successive finché non lo vedo scomparire oltre la postazione della
Winning Time.
Più
tardi, quando lo sento al telefono, dalla voce si capisce che è al
settimo cielo (e vorrei ben vedere-ndr): “Sono contentissimo, è
un’emozione incredibile; sono partito tranquillo, ho girato alla mezza
in 1:14:10. Al 28° km mi sentivo bene e ho cambiato passo, fino al 39°
avevo una proiezione di 2:27:40 e non mi sembrava vero; poi ho accusato un
po’ sui ponti finali, non ne avevo più. Va benissimo così. Questo
risultato ripaga appieno tutti i mesi di fatiche e sacrifici che ho
sopportato, ne è valsa la pena! Mi dispiace per gli altri che sono
saltati come Davide (Daccò) e Alfredo (Fasolo).”
Nicola Bovio in posa |
Nik & Spina |
Nik & Nuniez |
Come
di consuetudine ormai da un decennio, anche quest’anno l’Acitour Blu
ha organizzato il viaggio per partecipare alla XVII edizione della Venice
Marathon.
La
spedizione, capitanata da Piero Moro, comprendeva due pullman per un
totale di 98 persone, di cui 24 partecipanti alla maratona.
Sono
stati due giorni molto piacevoli ed organizzati nei minimi particolari per
venire incontro alle esigenze di tutti, maratoneti e non, in perfetto
stile Acitour.
Vediamo
come è andata tappa per tappa:
Sabato
26
Ore
07.00 Partenza dal piazzale Iper di Borgomanero; prima sosta nei
pressi di Brescia dove ci incontriamo con l’altro pullman proveniente da
Arona.
Ore
11.30 Arriviamo a Mestre dove facciamo visita alla fiera Exposport,
presso la quale ritiriamo pettorali e pacchi gara, facciamo qualche
acquisto veloce e, un’ora dopo, ripartiamo per Sottomarina dove,
all’Hotel Europeo, ci aspettano per il pranzo.

Nel
pomeriggio sgambata per alcuni atleti e poi, chi a piedi chi in pullman,
tutti a Chioggia per visitare l’affollato centro della cittadina veneta.
Più
tardi rientro in albergo per l’ottima cena a base di pesce e poi ritrovo
presso il bar dell’albergo dove ci si scambiano aspettative, impressioni
e sensazioni per la fatica dell’indomani: qualche atleta subito a letto,
qualcun altro si trattiene un po’ di più grappamunito (non facciamo
nomi – Rupil) forte dell’esperienza accumulata in sedici maratone!


Domenica
27
Ore
06.30 Ricca colazione a buffet e per gli atleti pieno di
carboidrati (un bel piatto di pasta).
Ore
07.00 Partenza del primo pullman con i concorrenti e qualche altro
accompagnatore per Strà. Una volta scaricati i valorosi ci dirigiamo
verso Venezia dove ci incontriamo con l’altro pullman. Proseguiamo poi
tutti verso la zona d’arrivo in battello.
Un
paio d’ore a spasso per la città e poi la grande kermesse degli arrivi:
che spettacolo!
Il
primo del nostro gruppo ad arrivare è Mirko Fellet dopo 2:52:50 (ma come
dirà lui è ‘saltato’) mentre da sottolineare è la prestazione di
Mauro Rupil alla sua diciassettesima maratona chiusa in 3:12:13. Molto
soddisfatti si sono dichiarati gli esordienti come Karin Muraro (3:30:22 -
48ª assoluta tra le donne), Bruno Galuppo (3:54:07), Romano Zacchei
(4:11:58) e Alessandro Fornara (5:09:45). Il veterano Balzarini Giuseppe
ha chiuso la sua 68ª maratona in 4:16:56.
Il
pomeriggio è libero per visitare la città brulicante più che mai di
turisti/atleti.
Ore
16.30 Si parte dal Tronchetto in battello che ci porta direttamente
a Chioggia dove ci attendono i pullman per fare ritorno all’albergo.
Consumiamo
la cena ed appena bevuto il caffè si fa ritorno a casa.
Che
dire ancora? Beh, alla prossima! Ciao da nuniez.
Le classifiche del gruppo Acitour Blu.
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N°
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Cognome e nome
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Cat.
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Team
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Tempo
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N.
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RealTime
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Info
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