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443 vittorie in oltre vent’anni, finora…

Virginio Boin si racconta

Il suo segreto? Correre per divertimento!

LA SCHEDA DI VIRGINIO

La Gamba d’Oro è oramai arrivata alla 27ª edizione grazie anche a personaggi che in tutti questi anni ne hanno segnato profondamente la storia: uno su tutti mi sento di poter dire, ma sono convinto che è opinione di tutti, è Virginio Boin che con le sue innumerevoli vittorie, il suo carattere timido, il suo modo di porsi rispetto agli altri sempre con umiltà ma nascondendo una profonda saggezza, ha dato e continua a dare un’impronta indelebile a questa manifestazione perché ne incarna gli ideali di amore verso lo sport, di passione e sacrificio. Virginio Boin è la Gamba d’Oro e tutti noi gli siamo riconoscenti per quello che continua a rappresentare dopo oltre vent’anni.

Per questo sono andato a trovarlo nella sua casa di Golasecca, in provincia di Varese, dove vive con la moglie Rosanna e le sue due figlie Veronica e Francesca.

Appena arrivato la prima cosa che mi dice è: “Vieni, ti porto nel mio regno!” ed entriamo in una vera e propria palestra con molti attrezzi e lettino per massaggi. “Qui mi alleno con i miei amici quando facciamo potenziamento, la usiamo soprattutto d’inverno, 2 o 3 sedute alla settimana; non è tutta roba mia, ognuno ha portato quello che aveva a casa, così abbiamo potuto realizzare un bel posticino”.

Dopodiché passiamo nella ‘sala relax’, ci sediamo ad un tavolo e incominciamo a chiacchierare.

 

-Parlami un po’ delle tue prime esperienze da podista, quando hai incominciato?-

“A 15 anni, con un gruppetto di amici dell’oratorio di Golasecca, andavamo a fare delle non competitive, sai, a quel tempo nel ’75 non erano organizzate come adesso; c’erano un sacco di corse singole, anche a pochi chilometri di distanza fra loro nella stessa giornata, un po’ alla buona con un centinaio di partecipanti. La corsa però mi è piaciuta fin dall’inizio, ce l’avevo nel sangue, infatti sono andato forte da subito, battendo anche i miei amici che erano più esperti.

Dopo un anno ero già all’Atletica San Marco nel settore Fidal; facevo le gare in pista e su strada, le campestri e non rinunciavo neanche alle non competitive della domenica. Però non ero contento, mi sentivo sfruttato, se vincevo mi osannavano ma se la gara non andava bene non ero più considerato. Pur andando forte in allenamento , in gara non riuscivo ad esprimere il meglio delle mie possibilità a causa della troppa pressione da parte della squadra: io a quel tempo ero molto timido ed ero costretto a subire tutto questo. Anche se qualche risultato buono l’ho ottenuto, l’ambiente non mi piaceva, non ero tranquillo, non mi divertivo.

Così dopo il servizio militare mi sono preso un paio d’anni di pausa. A 22 anni ho ripreso (perché comunque sentivo che la corsa era una parte importante di me) ma non era cambiato nulla e così dopo un anno ho deciso di mollare tutto e dedicarmi esclusivamente all’attività amatoriale: volevo correre solo per puro divertimento e per il mio benessere fisico.”

 

-Così dopo sono arrivati gli anni dei numerosi successi…-

“Sì, diciamo che mi sono allenato parecchio e ne ho raccolto i frutti; ho fatto degli anni a vincere anche 35-40 gare e penso che più di così non potevo chiedere. Comunque per me non era uno stress, mi divertivo e continuo a farlo anche se ora faccio meno gare perché ho qualche anno in più sulle spalle.”

 

-Si può dire, quindi, che la tua forza sta proprio nel divertimento che provi quando corri?-

“Direi proprio di sì. Quando sto bene fisicamente e il percorso è bello, magari in mezzo al verde, riesco a dare il massimo proprio perché mi diverto, e per me il risultato diventa una conseguenza di tutto ciò, non è lo scopo principale altrimenti sarei rimasto nel settore agonistico.

Per me la massima espressione della corsa è quando sono solo e mi alleno, ad una buona andatura, nella pineta ‘Cuaresciana’ qua vicino: è un posto bellissimo, il sottobosco è rado, gli alberi non sono fitti e lasciano penetrare i raggi del sole creando dei giochi di luce incantevoli. Io assaporo il silenzio che mi circonda concentrandomi sui battiti del cuore, sul fiato e sul rumore della mia falcata: mi fondo con la natura e ritrovo tutto me stesso, il mio spirito libero!

La corsa mi aiuta a scaricare la tensione nei momenti di stress oppure a riflettere per prendere delle decisioni, magari importanti: secondo me è la ragione principale per cui uno si mette le scarpe e va a correre.”

 

-Quanto è importante l’allenamento per te?-

“Beh, l’allenamento direi che è la parte più importante, lo curo molto, mi piace diversificarlo e cercare di non fare mai la stessa cosa: è per dare nuove sensazioni al mio corpo.

In tutti questi anni sono arrivato alla conclusione che quando fai una cosa il fisico è come se la registrasse e nel momento in cui la ripeti se la ricorda, quindi non ha nuovi stimoli; per questo per me è importante introdurre sempre qualcosa di nuovo, delle variazioni all’allenamento, magari anche minime, così sei pronto ad affrontare qualsiasi situazione durante la gara.

Da 15 anni oramai mi programmo l’allenamento autonomamente, mi piace studiarlo bene a tavolino, vado anche alla scoperta di nuovi metodi proprio per il motivo che ti dicevo prima: e poi la soddisfazione più grande sta nel dare il massimo durante la gara cercando di far fruttare il lavoro svolto durante la settimana. Io vedo la gara come la finalizzazione dell’allenamento quindi quest’ultimo secondo me è più importante della gara in se stessa.”

 

-Durante una gara capita di avere dei momenti di crisi nei quali si cade nello sconforto, le gambe si fanno pesanti, manca il fiato, si fa fatica ad andare avanti. La forza di un atleta sta anche nella capacità di uscire da queste crisi: tu come fai a superare questi momenti?-

“Dopo tanti anni di corsa io cerco di prevenirli. Quando sento che le cose non stanno andando per il verso giusto cerco di proiettare l’immagine del mio corpo davanti a me come se mi guardassi allo specchio, così vedo quello che non va e cerco di correggere la postura punto per punto, ad esempio raddrizzando le spalle o aggiustando la falcata, così riprendo a correre in modo regolare e non mi faccio sopraffare.

Non sempre però funziona e allora, in base alla situazione, devo escogitare altri rimedi. Se sto correndo con qualcuno cerco di ripetermi ‘Non mollare, guarda che anche lui sta facendo fatica!’ così dimezzo il problema scaricandolo sul mio avversario.

Se invece sono da solo cerco di recitare mentalmente dei mantra di autostima come ‘Coraggio, continua a correre’ oppure ‘Sei tu il più forte, non devi mollare!’ e cose del genere, unite però a lunghi respiri per regolare i battiti del cuore.

Comunque per quanto mi riguarda la crisi è molto legata al percorso; ad esempio le gare piatte con lunghi rettilinei le trovo molto monotone e perdo concentrazione, invece sulle salite vado più forte e riesco ad esprimere tutto il mio potenziale.

Devo dire che la salita rappresenta il mio punto di forza, sia fisico che mentale, perché se sto entrando in crisi ma so che dopo c’è una bella salita riesco a superare tutto.”

 

-Parliamo un po’ di come fai a 42 anni ad ottenere ancora tutti questi successi riuscendo a battere atleti molto più giovani: qual è il segreto della tua longevità?-

“Sicuramente quello di aver ascoltato il mio corpo, correndo tanto ma prendendomi le giuste pause durante l’anno, senza mai logorarlo. Ho cercato anche di gestire le gare, dove potevo, per non subire stress inutili. Poi ho avuto la fortuna di avere un fisico sano e particolarmente predisposto alla corsa e per questo devo ringraziare Madre Natura. Anche l’allenamento costante e ben mirato ha contribuito molto; devo dire inoltre che non ho mai avuto gravi infortuni con conseguenti periodi di stop forzato.

Penso però che il mio vero segreto stia nel fatto che mi sono sempre divertito e continuo a farlo, quindi non ho mai fatto ‘fatica’.”

 

-Visto il tuo incredibile palmares (443 vittorie), seppur da amatore che rimane comunque invidiabile, non hai dei rimpianti per non aver continuato la strada agonistica che avrebbe potuto darti sicuramente delle grandi soddisfazioni?-

“No, non ho nessun rimpianto, sono contento ancora oggi della scelta che ho fatto. Per come intendevo io la corsa, quello agonistico non era un mondo che mi apparteneva, non sarei mai stato sereno anche se, ne sono convinto, avrei potuto raggiungere dei grandi risultati, ma a che prezzo? Fino a che età sarebbe durata la mia carriera, 30-35 al massimo; dei miei amici che hanno scelto quella strada hanno smesso anche prima. Ora ho 42 anni e mi sento ancora in grande forma, sto bene sia fisicamente che mentalmente e sono ancora lì davanti, perché dovrei avere rimpianti?

La corsa, quella che intendo io, che si fa con gli amici per divertimento oppure dove tu lotti contro te stesso solo per il semplice motivo di dire ‘ce l’ho fatta!’, che ti fa apprezzare la natura che ti circonda, che ti fa scaricare la rabbia o che ti fa riflettere: questa è la corsa che volevo fare e che sono riuscito a realizzare.

Penso, a questo punto, di non dover ricevere nulla di più e di essere in pari con la corsa; ho dato tanto ed ho ricevuto altrettanto in termini di risultati ma anche a livello umano. Infatti in questi anni ho avuto la possibilità di conoscere tante persone e per me questa è stata una grande soddisfazione, considerando il mio carattere timido e riservato.”

 

-Come mai non ti sei mai avvicinato alla maratona, come invece fanno molti atleti?-

“Guarda, io penso che soprattutto negli ultimi anni la maratona sia diventata un po’ una moda; dal mio punto di vista non è molto salutare per il fisico perché si ‘raschia il fondo’, è molto impegnativa e se ti va male, perché magari quel giorno non stai tanto bene, butti via mesi di allenamento.

E poi penso che il mio fisico sia più adatto ai 10.000, mi trovo meglio e riesco a dare di più, anche se in effetti non ho mai provato a fare una 42 km.”

 

-Veniamo a quest’anno: 4 vittorie, 1 secondo e 2 terzi posti nella Gamba d’Oro; 1 vittoria al Piede d’Oro ed una a Sizzano. Come giudichi questa stagione e quali altri obiettivi hai?-

“Quest’anno mi sono concentrato sulla qualità, meno gare ma allenamenti più specifici per ottenere buoni risultati anche a livello cronometrico, ed è andata bene; ho sfruttato al massimo il mio periodo di forma migliore che come ogni anno coincide più o meno con la primavera.

Per quanto riguarda gli obiettivi, ho intenzione di prepararmi bene per la Mezza Maratona del VCO, per cercare di stare sotto l’ 1:10. Penso di partecipare anche alla Sgamelàa d’Vigezz è un buon allenamento.”

 

-E per i prossimi anni cosa hai intenzione di fare?-

“Continuare a correre come ho sempre fatto, non per forza ma per divertimento!”

 

-Ti va di aggiungere qualcos’altro?-

“Ci tengo a dire comunque che la corsa non è la cosa principale della mia vita, certo è importante per me stesso, mi serve, ma la mia famiglia, mia moglie e le mie figlie, vengono prima di tutto, sono loro la mia vita.

E poi spero che la gente mi stimi anche per qualcos’altro oltre che per la corsa: per quello che sono io in realtà più che per le gare che ho vinto!”

 

Dopo oltre tre ore, volate via in un baleno, ci siamo salutati dandoci l’arrivederci alla Gamba d’Oro. Tornando a casa ripensavo a tutto quello di cui avevamo parlato quella sera: ero andato lì per intervistare un grande podista, ho conosciuto soprattutto un grande uomo.              Grazie Virginio!

 

                                                                                       Walter Cerutti